Rassegna stampa, Scuola

da TUTTOSCUOLA – Smartphone a scuola: il ribaltamento della scomunica e la ‘guerra’ in atto

Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che si imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo ha detto la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli in un’intervista della scorsa settimana rilasciata a Corrado Zunino di Repubblica – Ma se guidato da un insegnante preparato e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare”. Un’apposita commissione è già al lavoro, e presto produrrà un documento di indirizzo in forma di Linee guida per l’uso didattico degli smartphone.

Si è verificato così, nel giro di 10 anni, un ribaltamento totale della scomunica dei ‘cellulari’ (antenati degli attuali smartphone) decretata dall’allora ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, che nella circolare del 15 marzo 2007 aveva affermato che “l’uso del cellulare e di altri dispositivi elettronici rappresenta un elemento di distrazionesia per chi lo usa che per i compagni, oltre che una grave mancanza di rispetto per il docente configurando, pertanto, un’infrazione disciplinare sanzionabile attraverso provvedimenti orientati non solo a prevenire e scoraggiare tali comportamenti ma anche, secondo una logica educativa propria dell’istituzione scolastica, a stimolare nello studente la consapevolezza del disvalore dei medesimi”.

Parole pesanti e definitive, che forse l’ex Ministro non ripeterebbe oggi (d’altronde dieci anni nel campo delle tecnologie digitali sono un’eternità), visto che i tablet sono di fatto già stati ampiamente legittimati come strumenti di supporto alla didattica, e che gli smartphone di ultima generazione consentono di fare praticamente quasi le stesse cose.

Sul fronte del rifiuto si attesta tuttavia il Codacons, che parla di “follia allo stato puro” e di un “provvedimento pericolosissimo, che rischia di portare i ragazzi alla perdita della capacità di pensare, leggere e scrivere in modo indipendente dai telefonini”, e anche a “pericoli per la salute”, che dovrebbero indurre gli insegnanti a “rifiutare categoricamente l’uso dei cellulari nelle scuole”, come li invita a fare il presidente dell’associazione dei consumatori, Carlo Rienzi. Questo anche se, a oggi, quanti sono davvero gli insegnanti che possono dichiarare con tranquillità che i loro studenti, in classe, non tengono comunque uno smartphone nell’astuccio, nella tasca dei jeans o, alla meglio, nello zaino?


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