Rassegna stampa, Scuola

da TUTTOSCUOLA – Dare le pagelle con la scorta? Se valutare diventa un rischio

Di fronte all’ennesima aggressione a un insegnante da parte di genitori (quella verificatasi a Roma all’ITIS Di Vittorio-Lattanzio) sta prendendo corpo la prospettiva, evocata paradossalmente da Massimo Gramellini nella sua rubrica ‘Il Caffè’ (Corriere della Seradel 12 giugno), che “Di questo passo per insegnare nelle scuole italiane servirà una laurea in arti marziali”.

Intanto l’ANP del Lazio ha annunciato di voler dare, “con l’avvio del nuovo anno scolastico, ampio risalto ai corsi di sopravvivenza professionale che si stanno organizzando con il contributo fattivo della Polizia Postale, del Policlinico Gemelli, dell’Università Cattolica e di esperti del mondo della formazione, della comunicazione e della tecnologia”.

Alla sopravvivenza professionale, ma anche fisica, dei professori guarda anche l’idea, lanciata dal preside dell’ITIS romano, di dare le pagelle “con la scorta”, alla presenza insomma dei carabinieri: una proposta provocatoria, che però sembra essere stata presa in qualche considerazione anche dal responsabile scuola della Lega, il senatore Mario Pittoni, che ha dichiarato al quotidiano Repubblica: “È una proposta forte, ma al momento sembra l’unica soluzione”.

Ci permettiamo di essere in profondo disaccordo con una eventuale prospettiva di militarizzazione di una delle più delicate funzioni affidate agli insegnanti, quella della valutazione dell’apprendimento. Certo il diritto-dovere dell’insegnante è quello di esprimere un giudizio sui risultati raggiunti dai propri alunni (che è per chi insegna anche un modo di autovalutare l’efficacia della propria attività didattica), ed è giusto che per valutare gli alunni egli si avvalga di parametri anche quantitativi, come sono i voti, compresi ovviamente quelli bassi. Ma l’insegnante non può essere considerato responsabile delle conseguenze dei voti sulla carriera scolastica dell’alunno, che dipendono e discendono da norme di legge che egli è tenuto a rispettare.

Così stando le cose l’unico modo per evitare le conseguenze negative dei voti bassi (ripetenze, frustrazioni, fuga dalla scuola e anche reazioni violente di studenti e genitori) sarebbe quello di cambiare la legge, conciliando l’autonomia valutativa del docente, compresi i voti bassi, con la promozione dello studente.


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