Rassegna stampa, Scuola

da TUTTOSCUOLA – Alternanza scuola lavoro: luci e ombre secondo gli studenti

I ragazzi scendono in piazza per protestare contro l’alternanza scuola lavoro. Il 13 ottobre verrà ricordato come il giorno della prima manifestazione studentesca che mette nel mirino uno dei cardini della legge 107/2015 (La Buona Scuola). Tanti, specialmente nell’ultimo anno, gli spunti per alimentare il malcontento: scuole che gestiscono non proprio alla perfezione il periodo di tirocinio, aziende che non sempre interpretano la presenza dei ragazzi sul posto di lavoro nel modo corretto, carenza di informazioni e scarso coordinamento. Ma, nonostante questo, l’alternanza scuola lavoro inizia a funzionare. Anche se c’è ancora tanto da fare. A confermare queste sensazioni sono direttamente gli studenti. Grazie al loro aiuto, Skuola.net ha potuto stilare un primo bilancio sull’alternanza. Intervistando circa 4.500 studenti di terzo e quarto anno – alla fine dell’anno scolastico 2016/2017 – è stato così possibile fotografare la situazione nell’anno in cui l’alternanza è entrata davvero a pieno regime.

All’inizio della scorsa estate, il 95% dei ragazzi aveva svolto o avrebbe svolto a breve un periodo di alternanza. L’anno precedente nello stesso periodo, il tasso di adesione era dell’85%. I percorsi di alternanza, poi, sono sempre più integrati nel calendario scolastico. Quasi 7 ragazzi su 10 ad inizio maggio avevano già svolto le attività previste: la metà si è trattenuto in azienda per 10 giorni o più, con picchi nel caso degli istituti professionali. Ma, per gli altri, difficilmente si scende sotto la settimana di permanenza.

Ancora troppi, però, quelli che l’alternanza sono costretti a farla a scuola e non in un’azienda: il 27%, ovvero più di 1 su 4. L’alternativa? Sono dei surrogati: progetti di gruppo da realizzare in classe (35% di chi non va in alternanza), simulazioni di gruppi di lavoro (14%), conferenze (16%), incontri con esperti (13%). Un dato comunque in decisa diminuzione rispetto allo scorso anno, quando sfondava di poco quota 50%.

Tuttavia, uscire dalla propria classe non sempre è sinonimo di esperienza formativa. Al 14% di quelli che sono andati in azienda, ad esempio, è stato chiesto di svolgere compiti di contorno (fare le fotocopie, portare i caffè, fare le pulizie) e il 12% ha raccontato di non aver fatto nulla. Situazioni a cui, però, fa da contraltare il 33% che ha svolto mansioni pratiche insieme al team aziendale. A una quota simile, invece, le cose vengono solo spiegate (per fortuna anche dal punto di vista pratico); mentre per un altro 10% ci si ferma alla pura teoria.

Ma, anche quando si fa qualcosa, non è detto che corrisponda ai propri interessi: per 1 ragazzo su 3 le attività non avevano nulla a che fare con gli studi svolti o con le inclinazioni personali. Il 16% degli ‘alternanti’, poi, non ha avuto un tutor che lo seguisse e il 28% lo ha visto solo per qualche ora. Più della metà (56%) ha però trovato una persona che l’affiancasse tutto il tempo. Situazione da rivedere anche sul fronte ‘sicurezza’: appena 1 ragazzo su 4 (il 24%) riceve una formazione ad hoc sulle norme di sicurezza direttamente in azienda; nel 57% dei casi, invece, se ne occupa la scuola (in maniera, dunque, ‘astratta’), mentre addirittura 1 studente su 5 (19%) si mette al lavoro senza sapere come comportarsi in caso di pericolo.

Tutto ciò si traduce, purtroppo, in una diffusa insoddisfazione: il 40% dei ragazzi, potendo, non ripeterebbe l’esperienza. Al di là delle aziende, pure le scuole potrebbero fare di più. Ancora troppi gli istituti (44%) che non danno alternative agli studenti, ma scelgono al posto loro la destinazione; un numero di poco inferiore a quanti, invece, possono selezionare tra varie opzioni (il 56%). E poi c’è l’atteggiamento dei professori, che a volte compromette il buon esito del tirocinio: la maggior parte (60%) giustifica gli alunni, posticipando interrogazioni e compiti o tentando di dargli una mano a recuperare le ore di scuola perse; ma il 40% non sente ragioni e va avanti come se nulla fosse.


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