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BREVE RELAZIONE SULL’ASSEMBLEA ALI TENUTA ALLA FIERA TEMPO DI LIBRI E INTERVENTO DEL PRESIDENTE CARTA

Cari colleghi,

anche quest’anno siamo stati invitati a partecipare alll’assemblea annuale tenuta da Ali nel corso della Fiera Tempo di Libri svoltasi a Milano.

Quest’anno il Presidente Ali Alberto Galla ha tenuto il suo ultimo discorso: a lui infatti da quest’anno subentra Paolo Ambrosini.

Nel suo ultimo discorso, il presidente uscente ha sottolineato che nel corso della sua presidenza la situazione della filiera – a causa della congiuntura economica –  si è trovata ad affrontare uno dei cambiamenti epocali del nostro settore, forse uno dei più significativi: molte librerie hanno chiuso i battenti, altre hanno dovuto riposizionarsi sul mercato, cercando aggregazioni o passando a nuove formule imprenditoriali. Nessuno è rimasto indenne da questo tsunami, nemmeno le grandi catene editoriali.  Quello che entrava in crisi infatti era “il modello di business dell’”azienda” libreria, fortemente minato da margini non più sostenibili e in costante inesorabile diminuzione, soprattutto nel settore scolastico. Questo ha portato le librerie individuali o famigliari ad una sorta di regime di “autosfruttamento”, con una retribuzione del lavoro non proporzionata al tempo dedicato (ma si sa la passione fa far questo ed altro!) mentre le aziende più strutturate si sono trovate ad effettuare operazioni di ricapitalizzazione o, peggio, di ricorso a formule di sostegno al lavoro dipendente”.

Da qui Galla ha fatto menzione della battaglia avviata a favore della auspicata riforma della legge Levi (la cui necessità era stata già sottolineata da Anarpe in tempi non sospetti) e alla possibilità di introdurre il modello tedesco, ove librai ed editori si ritrovano nella stessa associazione (anche se la strada è ancora lunga).

Galla ha poi definito il nostro mercato “dell’offerta, ma dalla domanda ancora troppo bassa”. Da qui Galla ha espresso una riflessione sulla figura del promotore editoriale, che di seguito riporto “Noi riteniamo, e lo abbiamo ribadito in diverse sedi, che il ruolo del promotore sia ancora essenziale per le librerie, ma deve necessariamente adattarsi ai tempi, anche in funzione della ipertrofia della produzione. Se infatti un tempo il promotore dava spazio al dialogo con il libraio, alla consulenza e all’assistenza sul catalogo, oggi tutto ciò è di fatto impossibile. E’ invece quanto mai necessario che si recuperi questa relazione; per la presentazione delle novità ci possiamo inventare nuove modalità, anche “virtuali”. Potremmo ipotizzare due grandi momenti all’anno in cui gli editori presentino i loro progetti editoriali, come da tempo succede in Germania e come è stato felicemente, anche se parzialmente, sperimentato nella prima edizione di Tribùk, una tre giorni di incontri tra editori e librai che si è svolta ad Abano lo scorso febbraio. E poi ai promotori spetta il compito di sottolineare al singolo libraio le novità più importanti e di recuperare quel rapporto cui ho accennato poc’anzi”.

Un altro elemento di criticità – continua Galla –  per le librerie è legato alla distribuzione. A fronte di operatori “on line” quali Amazon, non è più accettabile che si possano avere tempi di consegna che in talune zone arrivano anche a 5, 6 giorni. Galla lamenta la mancanza di politiche incisive volte a favorire l’accesso al libro. “Noi non cerchiamo assistenzialismi, l’abbiamo sempre detto, ma riconoscimento e modalità facilitate di accesso al libro, nonché politiche efficaci di promozione della lettura. I bonus per i diciottenni e per i docenti vanno in questa direzione, ma noi siamo convinti che siano più efficaci, e – dati alla mano- anche meno costose per lo Stato, le detrazioni fiscali per l’acquisto dei libri per le quali ci siamo spesi e continueremo a spenderci. Così come continueremo a collaborare con il Centro per il libro e la lettura, che tuttavia vorremmo maggiormente incisivo nell’azione e forse anche un po’ più “sostenuto” dal Ministero. Deve essere chiaro, in buona sostanza, come l’obiettivo a cui tendere sia quello dell’allargamento della base dei lettori, in questi anni purtroppo in costante declino, unica premessa per lo sviluppo –questo sì economico- di tutto il comparto editoriale. Dobbiamo cercare di far capire a tutti che la crescita e lo sviluppo delle librerie nel nostro Paese è condizione necessaria per il suo sviluppo culturale”.

Al termine di questo discorso anche al Presidente Carta è stato chiesto di intervenire, mostrando neanche troppo velatamente il proprio disappunto su una parte della  linea politica tenuta da Ali “ Ali parla di sinergia, collaborazione, condivisione di forze al fine di raggiungere obiettivi comuni per la salvaguardia del sistema libro – ha detto Carta - ma in tutto il discorso non ha mai citato Anarpe, l’associazione nazionale che è il vero trait d’union tra il mondo della produzione e i librai o  il mondo scolastico. Fatto ancor più grave è che non ha mai coinvolto Anarpe nelle pregevoli  iniziative volte a favorire l’accesso al libro, né alle tavole rotonde o agli eventi di indiscussa importanza. Per fare degli esempi, Anarpe è stata tenuta fuori dall’iniziativa “Io leggo perché” ed ancora nel progetto di Alternanza Scuola Lavoro, appena  sottoscritto  di intesa con il Miur.  Se si vuole fare davvero una politica comune, ed unire le energie, e se l’obiettivo finale è quello davvero di risollevare le sorti economiche e sociali del sistema libro, allora ritengo che sia doveroso invitare anche Anarpe ai tavoli, alle iniziative e a qualsiasi azione che sia utile a raggiungere detto scopo” 

 a cura dell’Ufficio Stampa


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